Perchè il mio dolore alla Spalla non va via.

da | Set 26, 2020 | Blog | 0 commenti

Perchè il dolore alla Spalla non va via.

Oggigiorno, documentarsi autonomamente sul dolore è una pratica assai rischiosa.

Nella speranza di capire le ragioni per le quali il proprio mal di spalla non guarisca, è molto facile imbattersi in contenuti informativi poco affidabili, che non rispondano alle domande delle persone e quindi non utili.

Molto facile dare al lettore una definizione tecnica di dolore, non altrettanto riuscire a spiegare con chiarezza questo complesso sistema, i meccanismi che ne determinano l’esistenza e, soprattutto, le ragioni della sua permanenza anche a distanza di tanto tempo.

Attraverso la nostra formazione Specialistica e con l’aiuto delle attuali conoscenze scientifiche a disposizione, cercheremo di spiegare nel modo più semplice e comprensivo possibile uno degli aspetti medici più complessi, nella speranza di rendere le persone meno spaventate e più consapevoli di ciò che sta realmente accadendo dentro di loro e perchè il dolore alla Spalla non passa.

 

Cos’è il dolore?

 

Il dolore è uno strumento di allarme del nostro corpo e andrebbe considerato come tale.

Non emette alcun suono ma fa comunque rumore, facendoci provare un’esperienza sensoriale ed emotiva molto sgradevole.

Le tante definizioni esistenti sul dolore sottolineano come questa sensazione sia “associata ad un danno tissutale, in atto o potenziale” (IASP).

È vero, si percepisce dolore a seguito di un danno corporeo o semplicemente quando il nostro cervello avverte un potenziale pericolo, per prevenirlo e proteggerci.

Stiamo però dando per scontata una cosa molto importante.

Siamo infatti convinti che questo strumento funzioni sempre bene, sia sempre in condizioni ottimali e quindi perfettamente in grado di compiere il suo lavoro. Ma non è così

Spiegazione dolore spalla

 

Conosciamolo meglio.

Spieghiamo alcuni concetti e caratteristiche di questo meccanismo, per capire meglio come funzioni.

1) Il dolore è una sensazione naturale che viene prodotta dal cervello, paragonabile esattamente alla fame o alla sete, successiva ad un’elaborazione complessa di tante informazioni.

Le principali sono quelle ricevute dai tessuti del nostro corpo, dall’ambiente che ci circonda e dai ricordi delle precedenti esperienze da noi vissute.

2) Il dolore ha una funzione protettiva, ci avvisa e ci mette in guardia verso una potenziale minaccia, attivando l’allarme quando viene ritenuto necessario.

Qualsiasi problema nel corpo non genererà dolore finché il cervello non riterrà di essere in pericolo.

Egli non è infatti in grado di valutarne l’entità: provare un dolore più forte non significa assolutamente aver subito un danno maggiore. Questa è la prima cosa da ricordare bene.

Basti pensare a quando ci tagliamo un dito con la carta. Il dolore è forte, pungente e trafittivo, tuttavia la lesione è molto piccola, superficiale e non si è assolutamente in una situazione di pericolo.

3) Il dolore è imprevedibile, il che potrebbe comprensibilmente spaventare.

Si possono spostare pesi tutto il giorno senza avvertire alcun fastidio e poi ricevere una pugnalata nell’atto di raccogliere una penna da terra.

Spesso problemi di cui non si può vedere visivamente la causa, in organi profondi del nostro corpo, vengono percepiti come una minaccia maggiore rispetto a ferite più superficiali, seppur più estese.

4) Il dolore, in quanto frutto di un processo di elaborazione del nostro cervello, può essere influenzato e distorto.

All’interno di questo complesso meccanismo entrano in gioco aspetti legati alle nostre idee, pensieri, aspettative, emozioni, allo stress e altri legati alla qualità del sonno, ai livelli ormonali e perfino al funzionamento di alcuni apparati, come il sistema immunitario.

Pensiamo ad un calciatore che cadendo in campo subisce una distorsione alla Spalla, accasciandosi a terra tra urla e lacrime. Spesso la stessa identica lesione, in persone non sportive e in altro contesto, è asintomatica e non da dolore.

I calciatori conoscono però bene quelli che sono gli infortuni legati alla loro attività e ancor di più le conseguenze per lo svolgimento della loro passione. In quella situazione è la paura e l’angoscia di stare fermo a lungo, ad amplificare enormemente la percezione del dolore in quell’istante.

 

Perché il dolore alla spalla non va via.

È difficile pensare che esso possa servire a qualche scopo utile, una volta arrivato al punto di rovinarti la vita, eppure la risposta è nascosta proprio nella complessità e nella molteplicità di fattori che entrano in gioco nel momento in cui si prova dolore per tanto tempo.

Facciamo alcuni esempi per capire meglio.

Nel caso di un dolore acuto, ad esempio dopo una grave lussazione, è l’infiammazione la principale responsabile del dolore ed è naturale la sua presenza nelle ore successive.

Il sistema ci ricorda costantemente che il corpo ha subito un trauma e necessita di attenzione e tempo per guarire. Tuttavia, se non si gestisse correttamente la ripresa del carichi di lavoro, ad un mese dalla distorsione si potrebbe provare ancora dolore, che invece non è normale.

In questo caso è un fattore comportamentale (la non corretta gestione) ad aver alimentato e mantenuto il sintomo.

Nel caso invece di un dolore cronico, come ad esempio un dolore alla spalla che dura mesi o addirittura anni, è sbagliato sostenere possa essere alimentata da un problema infiammatorio (che dura fisiologicamente pochi giorni!) o che possa dipendere da qualche misteriosa lesione interna, anzi è proprio questa convinzione ad indurre comportamenti autolimitanti nello svolgimento della propria vita.

In questo caso sono state invece la false credenze e la paura del movimento, a far evitare la strada verso un beneficio.

Lo scarso successo di alcuni interventi riabilitativi spesso dipende dal non considerare adeguatamente questi fattori ed il peso specifico ricoperto da ciascuno di essi all’interno del problema.

Approfondiremo meglio questo tema nel prossimo articolo, sulle modalità di intervento.

 

L’allarme può difettare

A questo punto ti sarai sicuramente fatto un’idea molto più chiara riguardo al dolore, rispetto alla stragrande maggioranza della popolazione: complimenti! Sei già un passo più vicino verso la risoluzione del tuo problema.

Ora sai che il dolore è un allarme, avente funzione di avvertimento, che si attiva di fronte ad una presunta minaccia.

Ma se per caso l’allarme non fosse “settato” correttamente?

Supponiamo di utilizzare nella nostra abitazione un moderno sistema di allarme, allo scopo di proteggerci da qualsiasi violazione o furto. In condizioni di normalità, una volta attivato, esso non scatterebbe fino a che non ci sia una reale necessità (un’effrazione), avendo rilevato un rumore o movimento nell’ambiente.

Se però questo sistema non fosse “calibrato” bene, potrebbe non svolgere il suo lavoro correttamente. Se fosse, nello specifico, ipersensibile agli stimoli ambientali, potrebbe attivarsi da solo, magari per un semplice spostamento d’aria in casa o per il solo ronzio di una mosca. In questo caso scatterebbe, generando un potente suono, senza che vi sia però nessuna reale necessità.

 

Il dolore persistente

Il “sistema di allarme” non lavora più in modo efficiente e, per aver provato dolore tanto a lungo, si è sensibilizzato.

Si è ridotta la sua soglia di attivazione e quindi stimoli che normalmente sarebbero innocui sono ora sufficienti ad innescare il dolore.

Il nostro Sistema Nervoso può infatti percepire dolore anche quando la lesione in periferia (ovvero nei tessuti del nostro corpo) è risolta, se si sente ancora minacciato.

Questo è dovuto al fatto che il meccanismo del dolore è programmato per operare molto bene nel breve termine e la sua attivazione mantenuta nel tempo può comportare dei malfunzionamenti.

È come se un bravissimo e talentuoso velocista sui 100 metri fosse chiamato a fare una maratona, il risultato sarebbe un disastro!

Provare dolore, per molto tempo soprattutto, induce dei cambiamenti nella connessioni tra i nostri neuroni che a volte non tornano da soli al loro stato originale. In questo caso si entra in un circolo vizioso di autoalimentazione del dolore e di mantenimento nel tempo.

Il dolore provato è normale, sono i processi sottostanti che sono alterati!

 

A seguire…

Nel prossimo articolo spiegheremo bene le strategie attualmente a disposizione di noi Fisioterapisti OMPT e Specializzati nella Riabilitazione della Spalla per affrontare ed aiutarti ad uscire definitivamente da questa condizione.

Nel frattempo ti invito, se non lo hai già fatto, a scaricare la nostra VideoGuida Gratuita, nella quale:

– Ti spiegheremo come mai quasi tutti i trattamenti tradizionali alla Spalla non portano a risultati sperati.

– Ti diremo che cosa si differenzia Shoulder Center™ ed il suo Metodo.

– Avrai a disposizione alcuni nostri esercizi, per migliorare da subito il tuo problema alla Spalla.

Clicca qui per ricevere la nostra Videoguida.

Se invece sei fermamente motivato a risolvere subito  il tuo problema

 

🔸 Per iniziare un percorso a distanza clicca qui.

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O, se hai bisogno di qualche altra informazione riguardo al tuo problema, segui il nostro Canale Youtube!

Alla salute della tua spalla!

Shoulder Center™ – Specializzati nella Riabilitazione della Spalla.

Perchè il dolore alla Spalla non va via.

Oggigiorno, documentarsi autonomamente sul dolore è una pratica assai rischiosa.

Nella speranza di capire le ragioni per le quali il proprio mal di spalla non guarisca, è molto facile imbattersi in contenuti informativi poco affidabili, che non rispondano alle domande delle persone e quindi non utili.

Molto facile dare al lettore una definizione tecnica di dolore, non altrettanto riuscire a spiegare con chiarezza questo complesso sistema, i meccanismi che ne determinano l’esistenza e, soprattutto, le ragioni della sua permanenza anche a distanza di tanto tempo.

Attraverso la nostra formazione Specialistica e con l’aiuto delle attuali conoscenze scientifiche a disposizione, cercheremo di spiegare nel modo più semplice e comprensivo possibile uno degli aspetti medici più complessi, nella speranza di rendere le persone meno spaventate e più consapevoli di ciò che sta realmente accadendo dentro di loro e perchè il dolore alla Spalla non passa.

 

Cos’è il dolore?

 

Il dolore è uno strumento di allarme del nostro corpo e andrebbe considerato come tale.

Non emette alcun suono ma fa comunque rumore, facendoci provare un’esperienza sensoriale ed emotiva molto sgradevole.

Le tante definizioni esistenti sul dolore sottolineano come questa sensazione sia “associata ad un danno tissutale, in atto o potenziale” (IASP).

È vero, si percepisce dolore a seguito di un danno corporeo o semplicemente quando il nostro cervello avverte un potenziale pericolo, per prevenirlo e proteggerci.

Stiamo però dando per scontata una cosa molto importante.

Siamo infatti convinti che questo strumento funzioni sempre bene, sia sempre in condizioni ottimali e quindi perfettamente in grado di compiere il suo lavoro. Ma non è così

Spiegazione dolore spalla

 

Conosciamolo meglio.

Spieghiamo alcuni concetti e caratteristiche di questo meccanismo, per capire meglio come funzioni.

1) Il dolore è una sensazione naturale che viene prodotta dal cervello, paragonabile esattamente alla fame o alla sete, successiva ad un’elaborazione complessa di tante informazioni.

 

Le principali sono quelle ricevute dai tessuti del nostro corpo, dall’ambiente che ci circonda e dai ricordi delle precedenti esperienze da noi vissute.

2) Il dolore ha una funzione protettiva, ci avvisa e ci mette in guardia verso una potenziale minaccia, attivando l’allarme quando viene ritenuto necessario.

Qualsiasi problema nel corpo non genererà dolore finché il cervello non riterrà di essere in pericolo.

Egli non è infatti in grado di valutarne l’entità: provare un dolore più forte non significa assolutamente aver subito un danno maggiore. Questa è la prima cosa da ricordare bene.

Basti pensare a quando ci tagliamo un dito con la carta. Il dolore è forte, pungente e trafittivo, tuttavia la lesione è molto piccola, superficiale e non si è assolutamente in una situazione di pericolo.

3) Il dolore è imprevedibile, il che potrebbe comprensibilmente spaventare.

Si possono spostare pesi tutto il giorno senza avvertire alcun fastidio e poi ricevere una pugnalata nell’atto di raccogliere una penna da terra.

Spesso problemi di cui non si può vedere visivamente la causa, in organi profondi del nostro corpo, vengono percepiti come una minaccia maggiore rispetto a ferite più superficiali, seppur più estese.

4) Il dolore, in quanto frutto di un processo di elaborazione del nostro cervello, può essere influenzato e distorto.

All’interno di questo complesso meccanismo entrano in gioco aspetti legati alle nostre idee, pensieri, aspettative, emozioni, allo stress e altri legati alla qualità del sonno, ai livelli ormonali e perfino al funzionamento di alcuni apparati, come il sistema immunitario.

Pensiamo ad un calciatore che cadendo in campo subisce una distorsione alla Spalla, accasciandosi a terra tra urla e lacrime. Spesso la stessa identica lesione, in persone non sportive e in altro contesto, è asintomatica e non da dolore.

I calciatori conoscono però bene quelli che sono gli infortuni legati alla loro attività e ancor di più le conseguenze per lo svolgimento della loro passione. In quella situazione è la paura e l’angoscia di stare fermo a lungo, ad amplificare enormemente la percezione del dolore in quell’istante.

 

Perché il dolore alla spalla non va via.

È difficile pensare che esso possa servire a qualche scopo utile, una volta arrivato al punto di rovinarti la vita, eppure la risposta è nascosta proprio nella complessità e nella molteplicità di fattori che entrano in gioco nel momento in cui si prova dolore per tanto tempo.

Facciamo alcuni esempi per capire meglio.

Nel caso di un dolore acuto, ad esempio dopo una grave lussazione, è l’infiammazione la principale responsabile del dolore ed è naturale la sua presenza nelle ore successive.

Il sistema ci ricorda costantemente che il corpo ha subito un trauma e necessita di attenzione e tempo per guarire. Tuttavia, se non si gestisse correttamente la ripresa del carichi di lavoro, ad un mese dalla distorsione si potrebbe provare ancora dolore, che invece non è normale.

In questo caso è un fattore comportamentale (la non corretta gestione) ad aver alimentato e mantenuto il sintomo.

Nel caso invece di un dolore cronico, come ad esempio un dolore alla spalla che dura mesi o addirittura anni, è sbagliato sostenere possa essere alimentata da un problema infiammatorio (che dura fisiologicamente pochi giorni!) o che possa dipendere da qualche misteriosa lesione interna, anzi è proprio questa convinzione ad indurre comportamenti autolimitanti nello svolgimento della propria vita.

In questo caso sono state invece la false credenze e la paura del movimento, a far evitare la strada verso un beneficio.

Lo scarso successo di alcuni interventi riabilitativi spesso dipende dal non considerare adeguatamente questi fattori ed il peso specifico ricoperto da ciascuno di essi all’interno del problema.

Approfondiremo meglio questo tema nel prossimo articolo, sulle modalità di intervento.

 

L’allarme può difettare

A questo punto ti sarai sicuramente fatto un’idea molto più chiara riguardo al dolore, rispetto alla stragrande maggioranza della popolazione: complimenti! Sei già un passo più vicino verso la risoluzione del tuo problema.

Ora sai che il dolore è un allarme, avente funzione di avvertimento, che si attiva di fronte ad una presunta minaccia.

Ma se per caso l’allarme non fosse “settato” correttamente?

Supponiamo di utilizzare nella nostra abitazione un moderno sistema di allarme, allo scopo di proteggerci da qualsiasi violazione o furto. In condizioni di normalità, una volta attivato, esso non scatterebbe fino a che non ci sia una reale necessità (un’effrazione), avendo rilevato un rumore o movimento nell’ambiente.

Se però questo sistema non fosse “calibrato” bene, potrebbe non svolgere il suo lavoro correttamente. Se fosse, nello specifico, ipersensibile agli stimoli ambientali, potrebbe attivarsi da solo, magari per un semplice spostamento d’aria in casa o per il solo ronzio di una mosca. In questo caso scatterebbe, generando un potente suono, senza che vi sia però nessuna reale necessità.

 

Il dolore persistente

Il “sistema di allarme” non lavora più in modo efficiente e, per aver provato dolore tanto a lungo, si è sensibilizzato.

Si è ridotta la sua soglia di attivazione e quindi stimoli che normalmente sarebbero innocui sono ora sufficienti ad innescare il dolore.

Il nostro Sistema Nervoso può infatti percepire dolore anche quando la lesione in periferia (ovvero nei tessuti del nostro corpo) è risolta, se si sente ancora minacciato.

Questo è dovuto al fatto che il meccanismo del dolore è programmato per operare molto bene nel breve termine e la sua attivazione mantenuta nel tempo può comportare dei malfunzionamenti.

È come se un bravissimo e talentuoso velocista sui 100 metri fosse chiamato a fare una maratona, il risultato sarebbe un disastro!

Provare dolore, per molto tempo soprattutto, induce dei cambiamenti nella connessioni tra i nostri neuroni che a volte non tornano da soli al loro stato originale. In questo caso si entra in un circolo vizioso di autoalimentazione del dolore e di mantenimento nel tempo.

Il dolore provato è normale, sono i processi sottostanti che sono alterati!

 

A seguire…

Nel prossimo articolo spiegheremo bene le strategie attualmente a disposizione di noi Fisioterapisti OMPT e Specializzati nella Riabilitazione della Spalla per affrontare ed aiutarti ad uscire definitivamente da questa condizione.

Nel frattempo ti invito, se non lo hai già fatto, a scaricare la nostra VideoGuida Gratuita, nella quale:

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